mercoledì, marzo 18, 2015

Chasing Yesterday (Noel Gallagher's High Flying Birds)


Noel Gallagher è uno di quegli artisti di cui ormai si parla più per le polemiche sparse qua e là che per la musica. Per esempio, oggi molti avranno letto le sue battute su Fabio Fazio e sulle donne che frequentano i night club milanesi (“assomigliano a Mick Jagger periodo 1965-1969”) ma pochi sapranno che è da poco uscito un suo nuovo album. E ancora meno lo avranno ascoltato. Anche un po' per colpa sua, visto che da un un lato semina punzecchiature a ogni intervista/tweet e dall'altro sembra aver inserito un pilota automatico che lo porta a scrivere canzoni prive di quella caratteristica che per i critici e una buona fetta di appassionati è ormai l'unica fonte di valore nella musica: l'innovazione.

Chasing Yesterday non fa eccezione. Bastano trenta secondi per trovare conferma alle ipotesi di conservatorismo: Riverman si apre con un accordo di chitarra acustica che sembra clonato da Wonderwall degli Oasis e con un verso (“There's something in the way she moves”) che cita in modo ancor più plateale la fonte gallagheriana per antonomasia: i Beatles. Per non farsi mancare niente, all'inizio di In the Heat of the Moment c'è persino un “na na na na na” che suona quasi come un omaggio all'altro volto della Cool Britannia degli anni '90, quello degli ex-arcirivali Blur.

Non avendo trovato foto con le donne-Jagger, ripiego su Fabio Fazio
Se i testi come al solito sono agli antipodi di un Leonard Cohen, la musica si concede qualche piccola libertà, pur sempre tenuta al guinzaglio dalla chitarra dell'artista. Il sax su cui si chiude Riverman, per esempio. O l'intera The Right Stuff, tra le poche tracce rimaste della abortita collaborazione con il duo di produttori britannici Amorphous Androgynous (aka The Future Sound of London), presentata in molte recensioni come una scampagnata space jazz, mentre a me ricorda semplicemente un britpop più ambientale, diciamo in direzione Urban Hymns dei Verve.

A questo punto, forse verrebbe da pensare che Chasing Yesterday sia un disco da buttare, o anche solo dimenticare. A livello critico, forse sì. Dal punto di vista del piacere personale, tutt'altro. Non mi stupirei se alla fine si rivelasse uno dei miei album più ascoltati del 2015. È una questione di affinità uditive ed elettive: non solo riconosco immediatamente il modo di scrivere musica di Noel Gallagher, ma mi piace. Persino ritornelli in simple english come “The more that you want it / The more that you need it”, li trovo più irresistibili (e di certo orecchiabili) di tonnellate di arzigogolate novità da Pitchfork 8.0.

C'è un aspetto interessante nel rapporto tra la critica e Chasing Yesterday: molte recensioni si muovono nel limbo dell'aurea sufficienza, ma tutte sostengono che l'album presenta almeno due o tre brani di valore. E quando li citano, sono puntualmente diversi rispetto a quelli della recensione precedente. Sulla lavagna dei buoni ho trovato segnate almeno una volta tutte le canzoni. Probabilmente in Chasing Yesterday non c'è niente destinato a esser ricordato fino alla fine del mondo, ma Gallagher riesce sempre a tenersi ad abbondante distanza dall'orrido. E in confortante prossimità con il piacevole (e con il knebworthiano: Chasing Yesterday è un altro disco che sembra fatto apposta per essere canticchiato a un concerto estivo).




Canzoni preferite: Riverman, While the Song Remains the Same, Ballad of the Mighty I

In ascolto: What a Terrible World, What a Beautiful World (The Decemberists)

Gli album della settimana del 2015:
1. Black Messiah (D'Angelo)
2. Run The Jewels 2 (Run The Jewels)
3. Soused (Scott Walker)
4. Panda Bear Meets The Grim Reaper (Panda Bear)
5. Girls In Peacetime Want To Dance (Belle & Sebastian)
6. No Cities To Love (Sleater-Kinney)
7. Endkadenz vol. 1 (Verdena)
8. Natalie Prass (Natalie Prass)
9. I Love You, Honeybear (Father John Misty)
10. Viet Cong (Viet Cong)
11. Chasing Yesterday (Noel Gallagher's High Flying Birds)